Order 3 or more physical items and get 1¢ shipping
Dubois | Carnala

Go To Artist Page

Recommended if You Like
Edoardo Bennato Lucio Battisti

More Artists From
ITALY

Other Genres You Will Love
Pop: Italian Pop Rock: Euro-Rock Moods: Solo Male Artist
There are no items in your wishlist.

Carnala

by Dubois

Testo: Antonio Dubois Musica: Antonio Dubois, Gaspare Vaccaro Preproduzione: Gaspare Vaccaro Produzione artistica: Carlo Delicati Registrato presso Soundfactor, San Cesareo (RM) Gaspare Vaccaro: Chitarre Paolo Di Silvio: percussioni Carlo Delicati: basso
Genre: Pop: Italian Pop
Release Date: 

We'll ship when it's back in stock

Order now and we'll ship when it's back in stock, or enter your email below to be notified when it's back in stock.
Sign up for the CD Baby Newsletter
Your email address will not be sold for any reason.
Continue Shopping
available for download only
Share to Google +1

To listen to tracks you will need to update your browser to a recent version.

  Song Share Time Download
clip
1. Carnala
4:29 $0.99
Downloads are available as MP3-320 files.

ABOUT THIS ALBUM


Album Notes
Testo: Antonio Dubois
Musica: Antonio Dubois, Gaspare Vaccaro
Preproduzione: Gaspare Vaccaro
Produzione artistica: Carlo Delicati
Registrato presso Soundfactor, San Cesareo (RM)

Gaspare Vaccaro: Chitarre
Paolo Di Silvio: percussioni
Carlo Delicati: basso, tastiere, computer programming
Antonio Dubois: voce
Dino Vaccaro: voce narrante per i versi di Alessio Di Giovanni tratti da “Voci del Feudo” (1936)

Grafica & Editing: Mariateresa Livraghi

In copertina: “Carnàla”, olio e zolfo su tela di Dino Vaccaro

© Antonio Dubois, Gaspare Vaccaro 2016 - www.antoniodubois.it


Il brano nasce da un incontro "vero", e parla di un incontro "immaginario": l'incontro vero è quello di Dubois con il quadro di Dino Vaccaro intitolato "Carnàla"; l'incontro immaginario è quello in sogno fra un bambino contemporaneo ed un suo coetaneo dei primi del Novecento, piccolo minatore delle zolfare siciliane descritte da Dino Vaccaro. Il quadro è una sintesi drammatica della storia di questi mini-schiavi, venduti per poche lire dalle loro famiglie a cavatori di zolfo adulti (i cosiddetti "picconieri"), che ne diventavano in tutto padroni fino al riscatto, anche dopo 8-10 anni di sfruttamento, della cifra pagata ai genitori ("soccorso morto").
Questa prassi si ritrova anche in un dipinto di Guttuso, nelle pagine di Pirandello e Verga, in un film di Aurelio Grimaldi ('La discesa di Aclà a Floristella') e soprattutto nei versi di Alessio Di Giovanni, poeta nativo di Cianciana (AG) e figlio di un proprietario di miniere: è sua l'espressione "carnàla", come "carnaio di piccoli morti viventi".
L'attualità sembra confermare, in declinazioni geo-economiche diverse ma non meno drammatiche, il perdurare del fenomeno: piccoli schiavi a cavare minerali preziosi, a tessere tappeti, a cucire maglie e borsette, ad imbracciare fucili più grandi di loro... E polverose Dichiarazioni Universali sui Diritti del Fanciullo, per l'ipocrita coscienza degli adulti.

TESTO
Carnàla – Antonio Dubois

T’incontro in sogno mentre volo, io scendo e tu provi a salire
Con le palpebre serrate per proteggerti dal giorno
Sbuchi dal ventre di una terra, matrigna e madre
Laddove Iddio non creò la Luce

Sgravato dal peso del cesto, mangi quell’aria come pane
Ma è una fame che divora, e non c’è tempo per il sole
Ti guardo scender lento scale senza fine
Denti marci di una bocca che ti inghiotte

Zolfo come una seconda pelle. Non se ne va via neanche se muori
Vite provvisorie. Niente più preghiere per chi vivo sta all’inferno

Trecento lire è stato il prezzo per la mia infanzia cancellata
Un picconiere il mio padrone. Io la sua carne da lavoro
E carne da picchiare, dodici ore al giorno
Ma buona per saziare i disperati

Con trenta chili sulle spalle, nudo come nostro Gesù
percorro un dedalo infinito di gallerie e cunicoli
Uno alla volta. Sotto e sopra. Come topi.
Fino a scadenza del soccorso morto.

Treno per il paradiso… Da Cianciana a Milano Centrale
Corro più forte, un salto e ci sono. Voglio svegliarmi soltanto all’arrivo…

Madre che perdesti il frutto del tuo grembo, non è più tempo per piangermi
Padre che cedesti il sangue del tuo sangue, ora puoi chiamarmi uomo

Tu che mi osservi dal tuo nido, protetto al caldo dell’amore
Le tue palpebre sbarrate, gli occhi ancora increduli
Profumo di ginestre in quest’alba d’estate
Mi accoccolo con te per riposare…
Dormo sereno, cullandomi nel mare…

Zolfo come una seconda pelle. Non se ne va via neanche se muori
Vite provvisorie. Niente più preghiere per chi vivo sta all’inferno

Read more...

Reviews


to write a review